L’approfondimento a cura di Saverio Costantino e Marilù Liso
Quando i legami diventano festosi, il silenzio copre il pianto e la tristezza, nascosta magari da un bel paio di occhiali da sole. L’approfondimento dello psicologo e psicoterapeuta Saverio Costantino e del medico psichiatra, Marilù Liso
Il periodo estivo evoca libertà e bellezza, ma purtroppo anche tanta solitudine.
Tutti tendono a ostentare i viaggi e la bellezza dei paesaggi, sembra quasi che tutti vadano via di casa felici. Ma davvero è così?
Per chi non può certificare una vacanza o un bel corpo sdraiato al sole, perché nasconde nella cantina del proprio animo tanta solitudine e sofferenza, il mondo sembra estraneo, e fa rimbombare sempre di più la solitudine.
Quando i legami diventano festosi, il silenzio copre il pianto e la tristezza, nascosta magari da un bel paio di occhiali da sole.
Fatevi un po’ i fatti degli altri in maniera supportiva però, perché tanto il pettegolezzo, come diceva una famosa canzone, in cielo non arriva.
Belli e ricchi, ma falsamente umani e poco felici.
Non mi soffermo neanche sulle iniziative “da spiaggia” di psicologi, che, come dice il nostro Ordine, tolgono intimità ad un contatto umano che spesso non percepisce il sole.
Intorno a noi vediamo i nostri amici o magari sono solo conoscenti, turnazioni fredde di figli che devono farsi carico di genitori anziani, come fossero dei pesi da scambiarsi. Ecco, bisogna fermarsi per osservare e fotografare senza sfocature ciò che ci circonda.
L’intimità di una piazza di paese, dove la panchina ospita chi non ha fatto la la fila al lido più elegante, è una opportunità per fermare il tempo e per renderlo intenso.
Lasciamo meno soli coloro che dietro il cartello “chiuso per ferie” vedono mancare il proprio medico di base, il proprio barista di fiducia e magari sparire amici a cui la fiducia non può essere rinviata.
L’ascolto è il tempo di un silenzio per dire, senza usare le parole, io sono dove sei tu, provo quello che provi tu* *e ho rinunciato a quello a cui hai dovuto rinunciare tu.
Noi operatori della salute mentale quante volte abbiamo dovuto ascoltare quei fragorosi silenzi dei nostri pazienti, fatti di pura solitudine.
Quanto più intensa è la luce del sole, tanto più intenso risulterà il nostro buio.
Un mio paziente mi ha detto “dottore tu sei uno dei pochi che visita alla vigilia di ferragosto”. In me questa affermazione ha avuto una risonanza positiva, sono stato quasi felice di aver sentito questa frase rivolta a me, ma non basta la rete formale, perché ancora più importante è quella informale degli amici e dei parenti e di quel vicino tanto caro che di noi si prende cura.
venerdì 15 Agosto 2025
fonte: AndriaLive

